Scritto da cristiana galasso alle 22:00, in Senza categoria
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Ci sarà un nuovo server che accoglierà i miei post d’ora in avanti. Quindi andrebbe sostituito il vecchio complicatissimo indirizzo con questo qui http://dugni.simplicissimus.it, decisamente più simplicissimus da ricordare quando me lo chiedono.
Lì credo che rientrerà in funzione anche la sezione dei commenti.
Grazie
Scritto da cristiana galasso alle 9:49, in Senza categoria
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Questa è stata la mia prima volta al di qua del tavolo di degustazione. Non avrei potuto avere miglior battesimo di questo organizzato dal meraviglioso Adriano Liloni.
Dall’accoglienza alla partenza non ha smesso di stupirmi per la sua gentilezza, la giovialità, l’estrosità, la generosità, la dedizione con la quale ha realizzato questa sua cosa. Davvero non s’è risparmiato.
Ho avuto l’opportunità di trascorrere assieme a lui solo un giorno ed una sera e non l’ho visto far altro che correre da una parte all’altra lavorando come se stesse giocando.
La giornata è riuscita benissimo, il luogo era di quelli che c’è da chiedersi se sei davvero lì e se quello che vedi sia reale.
Vorrei però soffermarmi un po’ anche sulla sera precedente ommeglio, sulla cena da Pegaso. Posso garantire che la sfida ai meridionali della costa con un elegante menù di pesce lo ha visto ancora una volta volare in alto, i sapori marinai erano ben sposati con radicchi di impronta più nordica e così via. Tutto servito con competenza ed in un bel locale che accoglie opere pittoriche e scultoree del fratello di Adriano nonché padre di Simone, ragazzo diciassettenne di evidente impronta Liloniana quindi di grande personalità, spiccata padronanza di linguaggio tecnico e non, musicista di cornamusa e bravissimo pianista.
Grazie Adriano e scusami se, sovversivamente, non ho capito di dover portare solo il cerasuolo e mi sono carreggiata in macchina di tutto un po’.
Alla prossima!
Scritto da cristiana galasso alle 9:47, in il mercante in fiera
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Speriamo di non ribaltarci… e l’anno prossimo ne farò di più.
Qualcuno me lo aveva chiesto già da prima ma per vari motivi (tra cui: il rosato non va, non è né bianco né rosso né niente) non l’ho mai fatto con le mie mani.
Quest’anno ne ho un po’, e, udite, udite, è tutto già quasi venduto!
Quel quasi sta per, prima lo filtro, poi lo imbottiglio, poi lo mando in giro per il mondo.
Avrei voluto non filtrarlo ma m’hanno detto che è a rischio di malolattica in bottiglia, che non é una bella cosa, quindi, per assurdo, metterci un po’ la mano sul vino ti aiuta a mantenere le sue caratteristiche. Un cerasuolo potrebbe pure farla la malolattica, ma non sarebbe più come l’aspettiamo noi, cioè giovane e fresco, nonostante sia quasi un rosso. Insomma un tantino si storpierebbe e sarebbe un peccato. No?
Forse l’anno prossimo mi scappa la malolattica e risolvo il problema a monte.
Il cerasuolo non è propriamente un rosato, è un po’ più scuro, color cerasa appunto, ciliegia.
L’uva è Montepulciano ma viene vinificata come se fosse un bianco e con un breve contatto con le bucce.
E’ così, senza troppe complessità ma suadente e fiero.
Memorandum:
Botiglie ordinate
Tappi in arrivo(?)
Etichetta da ultimare
Cartoni da andare a ritirare
Le capsule dimenticate…he!
Non sono proprio pronta ma il prossimo fine settimana si imbottiglia (approfitto di un aiuto amico)
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Scritto da cristiana galasso alle 18:05, in che ci metto nel vino?, il vino, Lavori di cantina
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Tanto per dir la mia su Verona e vino.
Sono circa sei anni che vado in giro per manifestazioni e fiere e quest’anno a Verona, grazie ad una bella inbucata, sono passata a visitare anche "Viniveri. Vini secondo natura".
Direi che non abbia assolutamente la pretenziosità di paragonarsi, somigliare, sostituire, imitare, opporsi al Vinitaly (al quale anzi, molti di loro sono regolarmente andati il giorno dopo). E’ una cosa diversa, m’ha lasciato l’impressione più di una degustazione, cioè qualcosa che avesse uno scopo divulgativo, comunicativo. Insomma un’atmosfera molto più rilassata (oltre ad essere comunque minuscola a confronto e comunque bella vista la cornice nella quale si svolgeva).
Erano lì tutti insieme uniti da una linea più o meno comune e si divertivano – e ci divertivamo.
Anche al Vinitaly ci si diverte ma è una cosa diversa tutta la faccenda e non è paragonabile.
All’Abruzzo quest’anno è stato assegnato un po’ di spazio in più. Il mio vino era lì, da solo in mezzo ad altre migliaia di bottiglie. Sensazione strana nel vederlo e ancor più nell’assaggiarlo. Chissà che m’ha preso ma forse il caldo, forse quei bicchieri, la confusione ma sulla mia, a quel punto babilonica, lingua il mio vino non mi sembrave essere propriamente, pienamente se stesso. Mah?
Comunque sia girare, assaggiare, chiacchierare con i produttori, confrontarsi, consigliarsi, c’è sempre da imparare ed è più bello così.
Partecipare alle manifestazioni fa parte del lavoro del produttore ed è una fase successiva (quando te lo puoi permettere) ed io spero di farci capolino fra non "troppo".
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Scritto da cristiana galasso alle 12:22, in il mercante in fiera
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Una breve spiegazione sul nome
(è anche la controetichetta del Trebbiano)
D’UGNI. In dialetto abruzzese : "di ognuno".
Il Feudo d’Ugni era situato tra i monti della Majella.
Era un sogno che per un breve periodo trovò
compimento negli intenti e nelle opere di uomini liberi,
in quella terra bella e selvaggia
come il suo vino.
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Scritto da cristiana galasso alle 12:54, in esempi ed esemplari, Presentazione
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Se qualcuno di voi passasse al Vinitaly e volesse assaggiare anche qualcosa di mio, potrebbe andare allo stand dell’enoteca regionale abruzzese e chiedere il vino del Feudo d’Ugni.
D’UGNI Montepulciano
D’UGNI Trebbiano
FANTE Montepulciano
Buon assaggio!
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Scritto da cristiana galasso alle 12:28, in il vino, Presentazione
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Mi piacerebbe scrivere che il vino stende knock out all’assaggio, invece precede di gran lunga quel momento e il quanto avviene al travaso. No, non è neppure un invasione di profumi paradisiaci.
Trattasi purtroppo di assalto di dolori muscolari che mi hanno stesa al tappeto, letteralmente k.o.
Ricoverata due giorni dopo per dolori che apparivano come sintomi di una colica renale dovuta a dei calcoli, hanno poi diagnosticato dolori muscolari da attività fisica, da sforzo.
Non credevo d’essermi rammollita tanto e tanto meno d’aver forzato la mano oltre le mie possibilità. Mi ci vorrà un po’ per riprendermi, cammino ancora piegata in due, un po’ cla udicante, e mi rigiro con dolore nel letto… ma non vedo l’ora di tornare a far rotolare una botte. E devo ancora tagliare gli ultimi tralci di vite.
‘ntrammuvt dinga fatijà na frega
Al più presto possibile devo tornare al mio lavoro in quanto c’è moltissimo da fare (traduzione dall’abruzzese all’italiano)
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Scritto da cristiana galasso alle 22:23, in Uncategorized
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Un anno è trascorso da quando ho scritto la prima volta qui.
Come presentazione avevo trascritto la quartina di un "Poeta Perso" (come ama definirlo un mio amico)
quartina 124
Mi leverò, e al Vino correrò, deciso e leggero,
E la guancia mia colorerò del colore del mosto.
A questa sciocca Ragione sferrerò sulla faccia
Un Pugno di Vino, che l’addormenti alfine a lungo sonno.
Omar Khayyâm
E’ la mia bandiera, il mio manifesto. E’ quello che faccio ogni giorno.
E’ esattamente il mio modo d’essere, di vivere.
- fino a prova contraria.
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Scritto da cristiana galasso alle 22:42, in Uncategorized
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E’ difficile da valutare, non tanto per il produttore che due conti li fa e ne può trarre tutte le meccaniche coseguenze.
Più che difficile da valutare è difficile da far valutare, da spiegare perchè, ad esempio, quello che per convenzione è il mio vino base costi poco più o quanto la base di tal altra cantina più conosciuta della mia. Pare che non importi a tanta gente che tu abbia a che fare con l’uva buona e non con la chimica, che ne produci così poco da prendere in mano tutte le bottiglie metterci a mano le capsule, l’etichette e le controetichette, rimetterle nei cartoni, caricarle in macchina e andare in giro a fare tentata vendita, e parlare con loro.
Non importa se il tuo vino ha caratterere, anzi, può addirittura spaventare e limitare ancor di più il mercato. Non tutti ricevono una bella impressione nel sentire in bocca un vino non troppo morbido, non troppo rotondo, non troppo uguale, non il solito mazzo di fiori ma qualcosa di più selvaggio, più vero.
Mi tocca sovente dover cedere a causa del confronto con chi, spesso e volentieri, le sue bottiglie non le ha mai prese in mano e delega di anno in anno tecnici e chimici, sondaggi di mercato per produrre ciò che va di moda.
Se non fosse che amo il vino, che adoro l’esplosione dei profumi in un travaso, che faticare tanto per avere prodotto con le mie mani qualcosa di buono mi esalta fino all’inverosimile…
giuro che avrei lasciato perdere da un bel pezzo.
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Scritto da cristiana galasso alle 11:27, in merce e denaro
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